Il nostro nome è Anna



Sinossi

Anne Frank è il simbolo di tutti i bambini che furono vittime della Shoah, ma anche di
coloro che oggi continuano ad essere discriminati. I suoi ideali sono condivisi
attraverso gli occhi di Anna, un’adolescente dei giorni nostri.

Note di regia

Cosa succede quando gli ideali di Anne Frank si scontrano con la vita quotidiana del nostro tempo? L’associazione Un Ponte per Anna Frank mi ha contattato per trasmettere le idee presenti nel Diario di Anne Frank, per avere uno spunto di riflessione sul nostro atteggiamento nei confronti degli altri. Insieme, abbiamo sviluppato un delicato racconto di realismo magico in cui un’Anna contemporanea vede il mondo con il candore di una bambina e la profondità di un adulto.
Il progetto, nato nel 2019 e sviluppato prima e durante il Coronavirus, sembra aver anticipato le rivolte contro una società oppressiva e soffocante come quella contro la quale si batte il movimento #blacklivesmatter in America. Prese di posizione che la società italiana ancora oggi, spesso, sembra digerire con difficoltà. Anne Frank non è solo il simbolo di quei bambini che sono stati uccisi durante il nazionalsocialismo, ma anche di tutti colore che vivono al limite della società. Vittime di indifferenza. Il progetto mostra la banalità del male insita nelle abitudini mentali di una famiglia media italiana. Cerca di far capire che un mondo diverso è possibile, partendo dalle
scelte di un’adolescente iconica come Ludovica Nasti che incarna un personaggio
ribelle e geniale. Per la terza volta mi sono occupato di un cortometraggio che scandaglia la dimensione dei valori sviluppati nel corso delle atrocità della seconda guerra mondiale

Elegia di un 29 Giugno 1945 (2011), parla di un eccidio nazista avvenuto in Toscana ai danni della popolazione di un paese della provincia di Pisa, e si interroga sulla rielaborazione della memoria all’interno delle piccole comunità, oltre alla disumanizzazione insita nella guerra; Norimberga in Memoriam (2016, vincitore del premio UCEI) invece, riflette sugli errori commessi dalla gioventù nazista che non ha saputo opporsi al proprio sistema. L’incontro con Anna non è stato quindi un semplice esercizio, ma piuttosto un viaggio interiore che si intreccia con le mie più profonde convinzioni, azioni e volontà. Mentre elaboravamo la sceneggiatura de Il Nostro nome è Anna, stavo lavorando ad un documentario che mi ha permesso di seguire i percorsi e i sentimenti di ospitalità degli Europei, e guardare in faccia le difficoltà dei rifugiati, che spesso ci arrivano solo attraverso la ovattata dimensione televisiva. Di fronte al filo spinato del campo profughi dell’Isola di Lesbo ho avuto gli stessi brividi che mi hanno colpito prima di entrare ad Auschwitz, e ho sentito un’eco che è come un graffio nell’anima del mondo. Nel silenzio e nel consenso, il mondo ha chiuso gli occhi e ha lasciato che accadesse, e a volte vedere è ciò che ci separa dall’incredibile. E mentre speriamo che ciò che è successo non accada di nuovo, in realtà si scopre che in molte forme sta ancora accadendo. In Germania, invece, ho incontrato i richiedenti asilo siriani, quelli che hanno attraversato il Mediterraneo e che ce l’hanno fatta. Lì ho conosciuto Hiba, un’adolescente che, insieme alla madre e al fratellino, è riuscita a iniziare una nuova vita. Anna si riconosce in lei, facendo uno degli esercizi spirituali più difficili: capire che non c’è distanza dal tuo prossimo, e che quella persona che hai di fronte è in qualche modo te stessa, o potrebbe esserlo. Anna è una speranza. Un sogno della coscienza. Il risveglio di una primavera della consapevolezza che, dopo un lungo anno di fatica e difficoltà, può brillare con forza e portare un messaggio luminoso a tutti. Con questo spirito abbiamo lasciato che il racconto passasse dalla penna alla macchina da presa (o dalla tastiera al digitale, se vogliamo essere più precisi). Sono lieto di poter dire che, anche durante le riprese, la tensione iniziale è scomparsa grazie alla consapevolezza che quello che stavamo facendo aveva un valore. Aveva il potere di quei piccoli gesti che, da soli, a volte possono cambiare la vita delle persone

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Dettagli

Time: 20′ 

Genere: Drama

Anno: 2021

Lingua: ITA – Sottotitoli ENG

Colore – Stereo

Paese di produzione: Italy

Cast

LUDOVICA NASTI, ADELMO TOGLIANI, SERENA BILANCERI, CLAUDIO MAZZENGA, LICIA AMENDOLA 

Credits

  • Regia di MATTIA MURA VANNUZZI
  • Produzione: STUDIO EMME & HELIX PICTURES 
  • prodotto da SERGIO & SARA MARTINELLI, OTTAVIO MURA
  • story by FEDERICA PANNOCCHIA
  • screenplay CRISTIANA BERTOLOTTI, MATTIA MURA VANNUZZI, FEDERICA PANNOCCHIA
  • produttori di linea:  GIANLUCA & MARCO BERTOGNA
  • manager: OTTAVIO MURA
  • direttore di fotografia: STEFANO GIACOMUZZI
  • scenografia: OTTAVIO MURA
  • costumista: CRISTINA DA ROLD
  • colonna sonora: di ALBERTO MARTINO
  • Sound designer: ALESSANDRO LA SPINA, ENEA BARDI
  • post produzione: LOFT RECORDING STUDIO
  • editor & FX MATTIA MURA VANNUZZI